Biografia
Era il primo dei quattro figli di Maria Morandini ed Amedeo De Gasperi. Dopo di lui nacquero Mario, che fu sacerdote, Marcella ed Augusto.
Il periodo austroungarico
Anche se italiano di lingua e cultura, De Gasperi nacque e si formò in
Trentino, compreso a quel tempo nei territori dell'
Impero Austro-Ungarico. Fin da giovanissimo partecipò ad attività politiche di ispirazione cristiano-sociali: nel periodo degli studi universitari, a
Vienna e ad
Innsbruck, fu leader del movimento studentesco e protagonista delle lotte degli studenti trentini, che miravano ad ottenere una facoltà di diritto in lingua italiana. Dovette scontare per queste sue attività anche un breve periodo di reclusione ad
Innsbruck.
Nel
1905 entrò a far parte della redazione del giornale
Il Trentino e in breve tempo assunse la carica di direttore, scrisse una serie di articoli con cui difendeva l'italianità e l'autonomia culturale del Trentino dai tentativi di germanizzazione proposti dalle forze politiche nazionaliste del
Tirolo tedesco, ma non mise in discussione l'appartenenza all'Impero Austro-Ungarico.
Nelle elezioni del Parlamento Austro-Ungarico del
13 e
20 giugno 1911 venne eletto tra le file dei Popolari: nel suo collegio elettorale di Fiemme-Fassa-Primiero-Civizzano, su 4275 elettori, ottenne ben 3116 voti. Il 27 aprile
1914 ottenne anche un seggio nella Dieta Tirolese di Innsbruck. Anche il suo impegno di Parlamentare, più che all'irredentismo, fu legato alla difesa dell'italianità e dell'autonomia delle popolazioni trentine. La sua attività propagandistica finì con l'essere tenacemente avversata dagli organi polizieschi in seguito al precipitare degli eventi internazionali: l'
attentato di Sarajevo che determinò lo scoppio della
prima guerra mondiale e soprattutto l'adesione dell'Italia alla
Triplice Intesa. Anche "Il Trentino" fu travolto dalla
censura: il numero del
22 maggio 1915 venne provocatoriamente stampato con sole pagine bianche; De Gasperi decise di sospendere le pubblicazioni per prevenire il pubblico sequestro.
Durante il periodo in cui il Parlamento di Vienna rimase inoperoso (dal
25 luglio 1914 al
30 maggio 1917), De Gasperi si dedicò soprattutto ai profughi di guerra. A tal proposito venne nominato delegato per l'Austria Superiore e per la
Boemia occidentale del Segretariato per i profughi e rifugiati. Anche dopo la riapertura del Parlamento continuò a occuparsi del tema, tanto che presentò e fece approvare una legge per regolare il trattamento loro riservato. Intanto, con il proseguire della guerra, le sue posizioni politiche cambiarono e si fece fautore del diritto all'autodeterminazione dei popoli: nel maggio 1918 fu tra i promotori di un documento comune sottoscritto dalle rappresentanze dei polacchi, dei cechi, degli slovacchi, dei rumeni, degli sloveni, dei croati e dei serbi. E il successivo 24 ottobre partecipò alla formazione del Fascio nazionale, comprendente popolari liberali trentini e liberali giuliani e adriatici.
Dal primo dopoguerra al fascismo
Nel
1919 aderì al
Partito Popolare Italiano promosso da don
Luigi Sturzo; solo nel
1921 venne eletto deputato a Roma, in quanto il Trentino fino a quell'epoca era stato sottoposto a regime commissariale.
Nel
1922 si sposa con
Francesca Romani nella chiesa arcipretale di Borgo Valsugana. Nasceranno quattro figlie, di cui una entrerà in monastero.
Al tempo delle dimissioni di Don Sturzo da segretario del PPI De Gasperi era capogruppo alla Camera. Nel 1925 assunse la segreteria del partito popolare.
Dopo l'iniziale sostegno del suo partito nella prima parte del
governo Mussolini, tanto che nel
1923 i popolari cercarono inizialmente di trovare un compromesso sulla
legge Acerbo,
[2] De Gasperi tenne un discorso alla Camera dei Deputati il 15 luglio 1923 esplicando il suo atteggiamento verso quella legge.
[3][4] Successivamente si oppose all'avvento del
fascismo finché, isolato dal regime, fu arrestato alla stazione di Firenze l'11 marzo
1927, insieme alla moglie, mentre si stava recando in treno a Trieste. Al processo che seguì venne condannato a 4 anni di carcere e ad una forte multa.
Dopo la scarcerazione, alla fine del luglio 1928, venne continuamente sorvegliato e dovette trascorrere un periodo di grandi difficoltà economiche e isolamento morale e politico. Senza un impiego stabile, provò a presentare domanda presso la Biblioteca Vaticana nell'autunno
1928, contando sull'interessamento del vescovo di Trento, mons.
Celestino Endrici, e di alcuni amici ex popolari. L'assunzione - come impiegato avventizio - venne soltanto dopo la firma dei
Patti Lateranensi (
1929).
In quella sede passò lunghi anni di studio e di osservazione degli avvenimenti politici italiani e internazionali, nonché di approfondimento della storia del partito cristiano del Centro in Germania e delle teorie economiche e sociali maturate in seno alle varie correnti della cultura cattolica europea.
Nel
1942-
43, durante la
Seconda guerra mondiale, compose, insieme ad altri, l'opuscolo
Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana in cui esprimeva le idee alla base del futuro partito della
Democrazia Cristiana di cui sarebbe stato cofondatore.
Una volta liberato il
sud Italia ad opera delle
forze anglo-americane, entrò a far parte in rappresentanza della
Democrazia Cristiana (DC) nel
Comitato di Liberazione Nazionale. Durante il governo guidato da
Ivanoe Bonomi fu ministro senza portafoglio, mentre dal
dicembre del
1944 al dicembre del
1945 venne nominato ministro degli esteri. Nello stesso anno fonda il
Centro Nazionale Sportivo Libertas.
La vicenda De Gasperi - Guareschi
Nel 1954
Giovanni Guareschi pubblicò sul giornale umoristico
Candido due lettere attribuite a De Gasperi datate
1944.
In questi documenti, De Gasperi avrebbe chiesto agli Angloamericani di bombardare la periferia della città di
Roma, al fine di demoralizzare la popolazione ed indurla ad atti ostili contro i Tedeschi.
Guareschi venne condannato per diffamazione e passò un anno e mezzo in carcere. In diverse occasioni è stato affermato che Guareschi dichiarò di essersi sbagliato ma questa dichiarazione, secondo i figli dello stesso Guareschi, non è mai avvenuta.
[5].
Nella Repubblica Italiana
De Gasperi con
Nilo Piccoli (1951)
Nel
1945 fu nominato presidente del consiglio dei ministri, l'ultimo del Regno d'Italia. Durante tale governo fu proclamata la Repubblica e perciò fu anche il primo governo dell'Italia repubblicana, e guidò un governo di unità nazionale, che durò fino alle elezioni del
1948.
Da ricordare che il
12 giugno del
1946, allorché il
consiglio dei ministri da lui presieduto procedette alla proclamazione della
repubblica prima che la
Corte di cassazione proclamasse i risultati definitivi del referendum del 2 e 3 giugno, egli ricoprì la carica di capo provvisorio dello Stato e dunque a lui furono trasmesse le funzioni fino allora esercitate dal re
Umberto II.
De Gasperi cumulò nella sua persona le due cariche di capo del Governo (presidente del Consiglio dei ministri) e di capo dello Stato fino al
1°luglio, quando
Enrico de Nicola, eletto Capo provvisorio dello Stato il 28 giugno dall'
Assemblea Costituente, prese ufficialmente possesso della carica.
Il
10 agosto 1946 intervenne a Parigi alla
Conferenza di pace, dove ebbe modo di contestare, attraverso un elegante e impeccabile discorso, le dure condizioni inflitte all'Italia dalla Conferenza.
« Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me [...] »
(Alcide De Gasperi,
Parigi 1946)
Nel gennaio 1947 ebbe luogo la celebre missione di De Gasperi negli Stati Uniti, nel corso della quale lo statista conseguì un importante successo politico con l'ottenere dalle autorità americane un prestito Eximbank di 100 milioni di dollari. L'apertura di un dialogo costruttivo tra i due paesi conferì a De Gasperi la motivazione e il sostegno necessari ad attuare l'ambizioso disegno di un nuovo governo senza le sinistre e con l'apporto di un gruppo di "tecnici" guidati da Luigi Einaudi. La formazione del quarto gabinetto De Gasperi contribuirà a ripristinare la credibilità dell'azione di governo, consentendo l'adozione della strategia antinflazionistica nota come "linea Einaudi".
[6].
Nell'occasione fu il terzo italiano di sempre ad essere onorato di una
ticker-tape parade dalla città di
New York, e sarà l'unico a ripeterne l'esperienza, nel
1951.
Le elezioni del
18 aprile del
1948 furono le più accese della storia repubblicana, visto lo scontro tra la DC ed il
Fronte Popolare, composto da
socialisti e
comunisti. De Gasperi riuscì a guidare la DC ad uno storico successo, ottenendo il 48% dei consensi (il risultato più alto che qualsiasi partito abbia mai raggiunto in Italia) e fu nominato Presidente del primo Consiglio dei Ministri dell'Italia repubblicana.
In un'Italia oberata dal ricordo di vent'anni di dittatura fascista e spaventosamente logorata dalla
Seconda guerra mondiale, De Gasperi affrontò con dignità politica le trattative di Pace con le potenze vincitrici, riuscendo a confinare le inevitabili sanzioni principalmente all'ambito del disarmo militare, ed evitando la perdita di territori di confine come l'Alto-Adige e la Valle d'Aosta. Cercò inoltre di risolvere a vantaggio dell'Italia la questione della sovranità di
Trieste e dell'
Istria, ove ebbe meno fortuna. Finanziò una rivista, Terza generazione, il cui scopo era di unire i giovani al di là dei partiti e superare la divisione tra fascisti e antifascisti.
Sempre in politica estera concluse importanti accordi con le potenze occidentali per finanziare la ricostruzione e il riassetto dell'economia italiana.
La tomba di De Gasperi a Roma
La situazione precaria del paese migliorava molto lentamente, provocando il malcontento del movimento operaio e sindacale; ad alimentare la protesta e i disagi fu anche una spaventosa alluvione del Po che fece molte vittime nella zona agricola delle province di
Rovigo e
Ferrara (
1951). Nel
1952, per il timore di una affermazione in Italia delle posizioni marxiste, il
Vaticano suggerì, e successivamente cercò di imporre, un'alleanza elettorale ad ampia portata per affrontare le votazioni amministrative del comune di Roma. La Santa Sede non avrebbe accettato che la "Città Eterna", in quanto sede della Cristianità, potesse essere amministrata da un sindaco socialista. De Gasperi si oppose decisamente, attenendosi alla sua moralità e al suo passato di antifascista, ad una coalizione con le destre, e resistette sino a che il Papa si arrese di fronte all'impraticabilità della proposta.L'incidente diplomatico con il Vaticano turbò profondamente l'animo di De Gasperi; ai suoi collaboratori scrisse:
« Proprio a me, un povero cattolico della Valsugana, è toccato dire di no al Papa »
Tuttavia nel 1952 Pio XII non ricevette in Vaticano De Gasperi in occasione del trentennale delle sue nozze con Francesca Romani.
Mantenne la carica di presidente del Consiglio fino all'
agosto 1953, dimettendosi a causa del fallimento della legge elettorale, denominata dai suoi avversari
legge truffa. Si dice (erroneamente) che tale legge fu voluta da lui stesso, mentre in realtà furono i partiti minori a volerla: infatti questi, grazie alle alleanze che si potevano formare anche dopo le elezioni, potevano recuperare i voti perduti.
Convinto sostenitore della necessità di una
integrazione europea, e critico nei confronti dell'ingresso dell'Italia nella
NATO, cui avrebbe di gran lunga preferito la creazione di una
Comunità Europea di Difesa, Alcide De Gasperi morì il
19 agosto 1954 nella sua casa in
Val di Sella (comune di
Borgo Valsugana), dove amava trascorrere lunghi periodi assieme alla famiglia.La sua scomparsa improvvisa, lontano dal clamore e dall'attenzione dei palazzi romani, suscitò vasta commozione in tutt'Italia; il lungo tragitto in treno con cui la salma raggiunse Roma per le esequie di Stato, fu rallentato da numerose soste impreviste perché le masse erano accorse da ogni parte per rendere omaggio alla salma. Dentro e fuori alla chiesa dove si celebrò il funerale furono presenti rappresentanze di tutti i partiti, fatta eccezione per i deputati del
MSI i quali, visto il passato di antifascista di De Gasperi, si rifiutarono di presenziare al suo funerale. Attualmente si trova sepolto a
Roma, nel porticato della
Basilica di San Lorenzo fuori le Mura.
Il processo di beatificazione
Poco dopo la sua morte, iniziarono le richieste di avviare per lui il processo di
beatificazione.
È in corso a
Trento la fase diocesana del processo di canonizzazione, che è stata aperta nel
1993, per cui la Chiesa cattolica ha assegnato ad Alcide De Gasperi il titolo di
Servo di Dio.